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March 30
La vita quotidiana ci induce a riflettere attraverso i molteplici aspetti che ci propone. Molteplici così come gli scenari che il destino ci offre. Egoismo, cinismo, violenza, amore, dolcezza, solidarietà, parole, emozioni, sentimenti che possono essere rilegati in un unica parola: società. Una società moderna capace di creare e distruggere, di far amare e di far odiare. Dalla clonazione alla guerra in Iraq, dal potere alla povertà. Fulcro della società, elemento principale del futuro quanto del presente, non possono che essere i giovani. Molte sono state le parole che vengono spese su di loro, sia esse positive, sia esse negative. C'è chi ama definirli zombie. Come nel caso del sociologo Alberoni, e chi invece ripone in loro labili speranze. Ma come è giusto definire questo fiore all'occhiello della nostra società? Superficiali, difficili, rozzi, violenti, ma anche solidali, intelligenti, svegli, pronti a rischiare. Un detto dice che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Eppure ancora oggi risulta difficile fare delle differenze tra gli uni e gli altri. Indisponenti, menefreghisti, maleducati, individualisti, un ritratto che potrebbe diventare un capolavoro di arte moderna. Fanno della violenza il loro motto, della moda la loro arma preferita, il divertimento il loro scudo, l'anarchia la loro politica. Non li distingui l'uno dall'altro, tutti vestiti uguali, tutti con la stessa mentalità. Provate ad affrontare con loro un discorso incentrato sul pensiero, sulla vita. Chidetegli se leggono e qual è stato l'ultimo libro sfogliato. Probabilmente rischiereste solo di essere presi in giro. La loro superbia risiede nell'ignoranza. Ma non un ignoranza intesa nel senso di una mancata istruzione, ma ignoranza nei confronti della vita. Fingere di non vedere, fingere di non sapere, di non capire cosa ci succede, ci accade intorno, questa è la vera ignoranza che riecheggia nei loro animi. Non sanno cosa sia la responsabilità, la gestione, l'organizzazione. Preferiscono vivere alla giornata, farsi condurre dal destino. Ma non tutti sono in grado di percepire gli aiuti che il fato ci offre, non tutti hanno gli occhi per vedere. Questo non lo sanno, eppure dicono di sapere già tutto. Hanno mille problemi, mille difficoltà. Fortunatamente sanno come ci si comporta nella vita, sono tipi duri che non mollano, sono sicuri di quello che dicono e di quello che fanno. Ciò nonostante alla prima seria difficoltà rischiano di cadere per mai più rialzarsi. Se è vero che tutti i mali sono alla radice, parte di quella radice sono anche tutti quei giovani che definiamo profondi, meticolosi, diligenti, affidabili, perché non è giusto colpevolizzare solo una parte della nostra società. La comunità moderna in cui viviamo non è frutto di una sola parte della società, ma è la creazione di tutto l'insieme che ha portato a risultati che tutti possono constatare nella vita quotidiana. Molti giovani hanno il desiderio la voglia di cambiare il mondo, di spaccare, di renderlo un mondo migliore. Forse non ci riusciranno mai, ma è sempre bene provarci, crederci fino in fondo. Ed è a tutti loro che hanno questa voglia, questo desiderio, che si rivolge questo articolo. Non abbandonate l'altro lato della medaglia, ma mostratelo luccicante e orgogliosi. Non lasciate, non lasciamo, che questi ragazzi invecchino senza maturare.
Una citazione per riflettere: Una vita che miri principalmente a soddisfare i desideri personali conduce prima o poi a un amara delusione. Einstein, Albert Pensieri di un uomo curioso, Mondadori, Milano, 1997, p. 142. March 29
Le cose non sono mai come sembrano.. pensiamo di capire il mondo intorno a noi ma in realtà vediamo ciò che sta all’esterno.. ciò che appare… Anch’io ero come te, prima credevo nell’umanità, nei quotidiani, nella pubblicità, nella politica e nei libri di storia, ma un giorno il mondo ti dà un bel calcio nei denti e tu non puoi fare altro che vedere le cose come stanno per davvero…
Il mio nome è Randall. Sono un ragazzo normale, al quale è successo qualcosa di straordinario.. forse doveva succedere, era scritto nel mio destino, nel mio karma, oppure altrove.
Sono sicuro di una cosa: niente sarà più come prima.
Tutto è iniziato qui.. dove altro poteva succedere!? New York, capitale dell’universo, scacchiera scelta dal destino per l’ultima grande partita.
Ero una pedina come tante e vivevo come tale.. ma quella notte il caos è entrato nella mia vita…… J March 28
Ho visto cose che voi umani non avete mai visto. Neanche immaginato. Ho visto persone sopravvalutarsi, come l’acqua passa sotto i ponti. Ho visto perché ho potuto vedere, ma non avrei mai voluto vedere. E parlo nel mio stile al mio simile, all’uomo coscienzioso, quando dico di aver visto cose che voi stupidi “normali” non avete mai sognato. Parlo della velocità, dell’ebbrezza, dell’orgasmo roboante . Mi riferisco a tutti quegli stupidi (e mai basteranno mille insulti) che credono di sapere e trovano nella velocità le loro risposte. Il sapere, purtroppo cosa di pochi (o dovrei dire da poco?), è l’indole che conduce alle risposte, ma pone anche mille interrogativi. Ma il sapere, pardon per chi non lo avesse ben compreso, non è la cultura. Lungi da me dare una definizione del genere! Quando parlo di sapere, lo faccio nel vero senso stretto della parola. Chi conosce, chi vuol conoscere, non è certo l’architetto, l’ideatore della grande fuga. Eppure in un mondo dilaniato dal falso sapere, la radice continua a produrre male con i suoi frutti. Ed ecco che migliaia e migliaia di “uomini volanti”, non supereroi ma super-idioti, imperversano in ogni angolo. In questo momento, nel momento precedente e in quello futuro. La toccata e “fuga” (e non il capolavoro di Bach sia ben chiaro) è quella che permette di distruggere ogni forma di limite, che qui non pronuncio per non cadere nello scherno. Quella fuga che porta all’orgasmo è un tumore radicato nei meandri perversi della mente umana di molti… come definirli… bulimici nei confronti della vita? Il correre via, lontano, cercando di abbattere la barriera del mach 1, cercando di abbattere dei profondi disagi interiori, non porta a nessun risultato concreto. Lo sfogo, lo sfogarsi, è un diritto che spetta a tutti noi: è un dono. Piangere, ridere malsanamente, urlare, Parlare, questo è il vero “orgasmo”. La fuga, la corsa, la gara, lo zigzagare, l’acceleratore, il freno, la frizione, il cambio, non sono forse questi sintomi di un “mal di vivere” collettivo? Di una indecenza mentale? Di un atteggiamento insulso ai danni della propria ragione? Mai basteranno mille insulti, mille parole, mille scritti, perché continuerete a volare ignari dei vostri problemi, nascondendovi dietro la solita maschera di superiorità e aggressività. Continuiamo ad erigere quel muro di incomunicabilità, che tanto fu caro a Montale. Continuiamo a fuggire, a “correre” contro quel muro, a sfasciarci contro i nostri dilemmi, i nostri problemi, le nostre paure. E’ il solito circolo vizioso, si entra, si diventa e ci si resta. Dovremmo tutti diventare ciechi per imparare a vedere.
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