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January 24
Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano. Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!! Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo ma anche la mia anima. Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole. Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali. Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell'amore. Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi. A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza. Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini! Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata. Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre. Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto,perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo. June 16
“Chi c’è?” Seduto su una sedia al centro di una stanza vuota, priva di finestre e di porte, Egli pone la domanda del chi vi sia. Uno sguardo a destra, uno sguardo a sinistra e null’altro che buio in quella fredda stanza bianca. Un battito, due battiti, mille battiti al secondo. Guarda le mani e tremano, si tocca la fronte e suda. Si guarda di nuovo attorno e niente altro che angoscia. “Chi c’è?” chiede nuovamente, ma nessuna risposta può essergli data. Osserva le sue gambe tremanti e non riesce a pensare. Nebbia, tanta nebbia nella sua mente. “Chi…?” Prova a pensare, impossibile riuscirci. Un ammasso di idea prende forma. Allunga il suo braccio: la mano è ancora tremante. “Perché?” Si alza dalla sedia e, con gambe molli, cerca di avanzare lungo le pareti bianche. “Quando?” Tocca il muro con la mano destra: è freddo. Bussa. Niente. “Chi c’è?” Le gambe non lo reggono e cede a quell’enorme peso, in ginocchio dinanzi a quel bianco muro. “Come…?” Mille voci affiorano nella sua mente, sussuri, bisbigli, frasi interrotte. Tenta di parlare, ma la sua bocca è impastata e secca al tempo stesso e non riesce altro a dire che: “Io…” Gli occhi lucidi, vivi di un lacrimoso sospiro che chiede libertà. “Non volevo, è stato un sbaglio” gli dice singhiozzando un bambino dallo sguardo triste. Tenta di accarezzargli il volto, ma quella vaga figura sparisce nel vuoto di una stanza che non esiste. “Non capisco…” Frasi interrotte, sconnesse, ricordi che non emergono, paura nelle mani e sul volto. “Vorrei… non posso” ripete a sé pur sapendo che la verità è tutt’altra. Raggiunge un angolo e si siede a terra poggiando i gomiti sulle cosce e nascondendo il volto tra le mani. Lenta sulla pelle rovinata di quell’individuo, una piccola goccia discende a tratti come una piccola zattera che affida il suo cammino al vento. Cerca di volgere lo sguardo a quella sedia nera al centro di quella bianca stanza, eppur non vi è più alcuna seggiola. “Non volevo, è stato un sbaglio. Ho sbagliato, ma perché…?” gli chiede un ragazzino dal cupo volto. “Non lo so!” urla Egli. Si alza, cammina, torna indietro sui suoi passi, senza alcun significato, proprio come queste parole. Appoggia entrambe le mani sul muro ed un lento fiume di disperazione sgorga dai suoi occhi. Piange, è afflitto. Si lascia cadere sulle ginocchia. Prende a pugni quel muro piangendo sempre più forte. È un delirio, è il delirio della paura. Smette di battere le sue nocche sul muro e gli volta la schiena lasciando cadere il suo peso a terra. “Non voglio… vorrei… eppure…” Piange, trema, il cuore batte sempre più forte. È paralizzato dalla tanta nebbia che fluisce lungo i suoi pensieri. Vorrei ma non posso. “Voglio solo uscire!” Nessuna porta che si apre, nessun ricordo che emerge, solo tanta paura. Il nulla che rende nulli. Vuoto, tutto intorno a lui è vuoto. Egli è vuoto, privo di alcun riconoscimento per sé, privo di alcuna emozione. Piange, ma quella sua lenta follia è al termine. Nessuna lacrima potrà portare via quel suo stato di inefficienza, di empietà, di distruzione del Sé. “Una porta, voglio una porta. Voglio uscire! Lasciami uscire ti prego!” supplica. Lasciare che una porta si apri, che un ricordo emerga, è questo che Egli vuole? Schiaffi, urla, rimproveri. Pallide visioni di un passato che ha lacerato la sua memoria. Un pugno che stringe lo stomaco, fiamme che salgono fino in gola. La nausea dell’andirivieni. Egli è incredulo allo schiaffo della Maestra, Egli è incredulo allo schiaffo della Madre, Egli è incredulo a tutto ciò. “Voglio… solo…” scoppia in un nuovo pianto, fatto di odio e ira. Tutto ciò che lo circonda è nero, di quel nero che avvolge e protegge la mente, un’oscurità irrisoria che vuol eludere l’animo dalla beffa della vita. “… sapere… perché?” Una sedia e una corda: dov’è la porta? Applausi scroscianti cadono giù dalla mente. Egli è sempre più piccolo, sempre più chiuso in quella stanza dalla quale non riesce a fuggire, alla quale non riesce dire addio. Tutto è buio, tutto è concluso. “Eppure…” Frasi non terminate, azioni rimandate. Paura di quel che si è, paura dell’altro, paura dello schiaffo. “Non voglio!” Inutile urlare contro quelle mura, inutile dimenarsi in una stanza bianca priva di luce. E tutto diventa sempre più piccolo, sempre più stretto. Le pareti sembrano accostarsi le une alle altre. Non c’è spazio, non c’è aria, non c’è uscita. Chiuso in un cubo di pochi metri, nel quale ormai Egli è incastrato, il nastro della memoria volge al termine. May 12
Spesso accade qualcosa di strano: vado contro natura. Perché le acque non si oppongono al vento, ma si lasciano trasportare da esso? Perché devo vivere secondo i dettami delle mie paure e non mi abbandono alla vita? Difficile parlare agli altri quando questi non hanno orecchie. Quello che pensano gli altri ha poca importanza per me eppure le loro elucubrazioni in qualche modo influisce su di me. Non ho voglia di star a sentire questa massa di pervertiti che mi circonda, ma mi condizionano. Vorrei soltanto lasciarmi trasportare, essere leggero. Invece sto qui a dimenarmi, tra una riga e l’altra, alla ricerca di un inutile risposta che mai verrà. Sono un pazzo, sono un folle. Mi tocca pensare, mi tocca soffrire. Vorrei poter esprimere un concetto semplice e banale, ma come si può parlare del gusto del cioccolato? Ho voglia di capire è questa la mia grande sofferenza. Che sono queste se non inutili parole? Che scopo hanno? Cerco sollievo ma non lo trovo. Mi accorgo che… Vorrei poter dire ma non posso. Tutti questi “ma” indicheranno qualcosa? Mi sento soffocare, ho un cappio al collo. Ho bisogno che queste mie catene vengano sciolte e che proceda verso il sentiero del giusto e del vero. Cosa è giusto? Qui tutti conoscono la morale, tutti sanno indicare il buon cammino. È il paese del pervertito, il mondo della decadenza. Alzo gli occhi al cielo e non trovo alcun punto luminoso che mi indichi il cammino. Solo sarai per il resto della tua vita! Ma finiscila – ripete il pervertito – vai a lavorare o studia che è meglio, bambino viziato! Oh povero sciocco, se solo Madre Natura avesse donato meno bocche per poter parlare! Dov’è l’umiltà? Chi è umile? Il sottomesso? Pensala così mio caro pervertito affinché la serenità entri a far parte del tuo stupido mondo! Sciocchi, oh poveri schiocchi! Avvolgetevi nelle vostre tristi fantasie per trovare la sicurezza di cui avete bisogno. Il pervertito dalle mille forme. Perché cercare la sicurezza? Cos’è la sicurezza? Sicuro è tutto ciò che ti rende forte. Ma essere forti cosa vuol dire? Prevalere sull’altro, sulle masse degli inetti. Ecco il pervertito è colui che ha gioco della vera esistenza! Ah sicurezza! Ho voglia di molestare la mia bocca con questa parola. La storia di oggi è la storia di tutti, di tutti gli uomini muti che parlano. Troppe persone, troppe parole, nessun significato. Ma finiscila di masturbarti mentalmente! – mi urla il pervertito. Non ho voglia di ascoltarti, ho voglia di pensare, ho voglia di soffrire. Allora non lamentarti! – mi rimprovera. Devo darti ragione, se solo queste mie parole fossero un lamento. Ecco che la legge della natura smette di esistere: il più debole prevale sul più forte! Parole, parole, parole, queste sono le mie. Ti attacco, ti trafiggo, ti uccido con questo mio dire. Smettila fallito! – mi urla contro il pervertito. Rido come mai ho fatto. Il ridere è di cattivo gusto, il sorriso è la vera arte. Rido. Come può l’uomo creare al suo intelletto un falso limite? Ed ecco che vien fuori il nostro millennio: il ritorno della decadenza. Io soffro e te godi. Io so vivere – mi dice il pervertito. Vivere? Cosa vuol dire vivere? Che hai forse compreso la vita? Ma certo che lo hai fatto! Imprimi i tuoi pugni sui volti degli inabili, distruggi la civiltà, mandi in rovina la natura, sganci bombe in nome del dio nero, distruggi ciò che l’intelletto ha creato. Ah povero! Ma si sa… la sicurezza! Eh già, bisogna sentirsi sicuro in questa nostra strana esistenza. Chi non è sicuro è un debole, chi è debole pensa. E giù di mani, giù di bombe. Ah la sicurezza! Sei pornografico mio caro pervertito con queste tue tristi azioni. Passi dal moralizzatore al guerriero, dal fanatico al cattolico (saranno poi la stessa cosa?). Sei il pervertito dalle mille forme ma da un unica faccia: quella della decadenza. Ma ora basta è tardi per parlare, avrei soltanto voglia di abbandonarmi alle acque e lasciarmi trasportare dall’umile vento. May 02
Siccome in mobile ero mi fermai a pensare. Vidi persone scorrere davanti ai miei occhi come lunghi torrenti, altre che si soffermavano ad osservarmi come se fossi un’entità a loro non confacente, altre ancora… Seduto lì su quella mia umile sedia, sintomo della mia condizione, trovai il varco in quella sottile breccia che il muro dinanzi ai mie occhi mi offriva. Eppur aspettavo qualcuno che con mano gentile prendesse la mia e mi indicasse che quella era la via. Avvicinai i miei occhi verso quella libertà senza scorgere alcunché. “Perché?” mi chiedevo invano. Alcuna risposta mi sarebbe stata data. Eppur… se solo… Non vidi altro che volti corrugati dall’odio, dall’ira, dal denaro. Volti che sembravano grugnire come solo la peggior belva saprebbe fare. Essi non erano quegli animali che hanno il logos né erano accomunabili ad alcuna nobile bestia che Madre Natura ci ha fatto conoscere. Loro erano là, in quel lungo e triste dimenticatoio scelto da loro. Grugnivano, grugnivano, grugnivano sempre più. Cosa potevo io fare se non star seduto in attesa che qualcuno allungasse una mano? Che mi prendesse e mi aiutasse a ridurre a niente quel muro in cui una sottile breccia mi aveva dato un falso motivo di speranza? Me ne stavo ancora una volta seduto a guardare facce tristi e volti increspati dal potere. In tutti loro scorreva un lungo male, l’eterno virus della dispersione mentale, l’abbandono del logos, la disgregazione dell’io, in tutti loro scorreva la perversione. Chi ero io? Perché me ne stavo lì affetto dal mio incurabile male? Attesi con ansia, attesi invano, che qualcuno un giorno mi tendesse la sua mano. Eccoli ancora come corridori lungo un percorso ad ostacoli che ignoravano. Eppur… se solo… Aspettavo, ma nulla accadde. Giunse così l’ora della mia morte mentre osavo ancora una volta guardare quella breccia in quel muro. Tutto questo fu il mio ultimo sguardo rivolto a cercare cosa ci fosse al di là di quella fenditura, al di là dell’esserci. “Il sofferente è morto!” urlavano di gioia i pervertiti, perché non avevano più alcun nemico da combattere. “È un giorno di festa!” disse uno stupido vecchio. Qualcuno, qualcosa, prese il mio corpo e lo gettò nel fiume dove le dolci e calme acque lo trasportavano lungo il ciclo dell’infinito. Ecco che dunque smisi di esistere in attesa che un giorno, qualcuno al di sopra della quotidianità, dell’indifferenza, della semplice e banale conoscenza, al di sopra del buffo dire volgare del pervertito, facesse la sua comparsa. Ma sono solo elucubrazioni le mie. April 26
Il primo passo verso la salvezza è la rassegnazione. Riuscire ad urlare al mondo: “sono un debole!” E’ essenziale accettare la propria natura. Siate felice di non saper parlare in pubblico, gioite di essere dei depressi, non compiacetevi di non essere in grado di tener in mano nemmeno un bicchier d’acqua. Parlate, dialogate con il vostro simile, esprimete la vostra umiltà, la vostra umile umiliazione ad essere degli inetti, degli incompetenti, perché in voi si nasconde la profonda saggezza dell’essere umano. Non ignorate gli insulti, rispondete ad essi con il sorriso, accettate che il vostro avversario vi derida, siate consapevoli di cosa siete realmente: è questa la quiete dopo la grande tempesta. Non ostacolate nessun processo, combattete con rassegnazione, perché rassegnarsi è l’inizio della battaglia e non la fine di una lunga guerra. La vita è breve, anche le insidie sono brevi, ma numerose. Prendete tutto di petto e fate rimbalzare il “tutto” alla mente perché governi. Cadete una volta, due volte, mille volte, ma non restate mai a terra perché voi siete dei rassegnati, non dei perdenti. Abbiate la forza di piangere, di commuovervi, di manifestare le emozioni. Abbiate cura dei vostri cari, perché siete soli e resterete per sempre soli, ma loro hanno bisogno del vostro aiuto. Sorridete più che potete e cercate di ridere il meno possibile. Lasciate che le sensazioni entrino a far parte di voi, non mettete alcun divieto ad esse: loro sono voi e voi il tutto! Osate e non abbiate paura di alcunché, perché siete deboli e incapaci e nessuno avrà mai cura di voi. Imparate cosa sia il giusto e cosa sia sbagliato: non è la legge, non sono le regole della società né la morale! Siate fieri della vostra ignoranza, perché avete un punto di partenza verso l’infinito. Ricordate che siete degli impediti, degli incapaci, dei maldestri. Ripetetevelo ogni giorno sorridendo e siatene fieri! Diventate umili, perché umile è colui che sa di non esser capace ma dà ugualmente il massimo. Siate dei signori e camminate con la testa alta. Interessatevi a tutto e non trascurate mai nessun particolare. Ponetevi tanti perché: sono le uniche risposte che la vita offre. Siate liberi di far quello che volete. Non fate mai quello di cui non avete voglia e non fate mai quello che gli altri vi impongono. Non siate repressi, represso è chi non accetta e non vuol capire: è l’uomo forte. Scrivete, raccontante, parlate, diffondete il vero Verbum. April 24
Il voler conoscere spinge l’uomo ad apprendere che la propria ignoranza è di quanto più elevato egli possa possedere. Pertanto se io ora qui dico, che la politica nulla è altro che un evoluzione della religione, potrei avere torto quanto ragione. Del perché la contaminazione sia diffusa a livello mondiale non voglio spendere alcuna parola: non ne ho la facoltà. Cos’è l’uomo se non un animale razionale? E’ un animale avente intelligenza superiore agli altri, ma il più stupido di tutti, ecco cosa egli è! Il desiderio di “supremazia” che coltiva nel proprio animo bestiale è di quanto più naturale possa possedere, un dono maledetto che lo porta ad agire contro la volontà del proprio simile: egli è il pervertito, colui il quale parla con il solo intento di convincere le masse, di parlare a fini oratori degni dei migliori sofisti. Ordunque qual è il suo scopo? L’accattivare le masse? Questo voler fingere di operare per gli altri, questo smielato, perché altro non può essere, parlare di uguaglianza, di falsa uguaglianza, che ci viene raccontato da millenni, questo fingere che le leggi sono l’unico mezzo che rende “sicura” la civiltà inquinata, non sono altro che deliri di un povero pazzo! Sì, l’uomo è un folle in cerca di attenzione! E’ la giraffa che dal suo alto può e vuol osservare tutto. Si progredisce sempre orizzontalmente, in un unico lato, che sia giusto o sbagliato è la storia che lo dimostra. Ma quello che la Madre Storia, più di tutte, può dimostrare è la cecità dell’uomo, cecità che lo porta a ragionare con il corpo anziché con la mente. Questa sua voglia di predominio, questa sua voglia di essere colui che in realtà non è ma che appare anziché trasparire, non fa altro che identificarlo con il pervertito. In passato l’uomo era libero, poi capì che non era altro che un animale e nacque dapprima la religione poi sostituita dalla politica. Ed il politico non è altro che uno dei tanti sinonimi del pervertito! Egli ha la capacità di far credere agli altri ciò che in realtà non pensano, perché essendo di intelligenza superiore, ha ben chiaro il concetto che nessuno conosce la ragione. E così le pecore si accodarono al restante gregge e belarono tutte insieme, in quanto incapaci di comprendere e di poter argomentare. Ma da quel gregge qualcuno riuscì ad evadere, altri non vi entrarono proprio: erano i qualunquisti, coloro i quali parlano tanto per parlare (come i politici) ma non hanno la “divinità oratoria” di poter convertire il gregge, restando così delle povere pecore nere derise da tutti e da tutto. E venne il periodo della corruzione, della distruzione dell’anima, della canzonatura della ragione: l’epoca del politico moderno! Oh! Quanta voglia ho di dire, ma tutte le mie parole non basterebbero a musicare alcun discorso per un sordo e ad indicare alcuna strada ad un cieco! Chi vuol dormire dorma, gli altri imparino a giudicare ciò che è giusto da ciò che è buono! Diceva Eraclito che la cultura non insegna l’intelligenza. Come dargli torto? Io qui che della mia ignoranza faccio arte, non posso insegnare nulla a voi che già sapete più di me, o fate finta di sapere. Con la mia umile ragione, posso però indicare, al mio buon lettore, che la strada da seguire è altra e non è infelice come si pensa. Ma come posso io dire cose che non so? Pertanto ciò che io dico, non è ciò che si pensa. Al buon lettore di certo questo non è sfuggito, sarebbe cosa grave credere di aver compreso quando in realtà la mente è addormentata. Le basi, le fondamenta erano state costruite ma il pervertito ha avuto ragione sulla massa e le ha distrutte. Occorre quindi che le fondamenta o le basi che dire si voglia, vengano ri-costruite, con principi sani che occupino la mente dell’interpretatore, distogliendolo così da tutti gli altri principi che lo hanno condotto ad eleggere il pervertito come suo dio. Se si crede che ciò che io dico sia solo un abilità, una dote che mi permette di dire cose belle, privandole del loro significato interiore, mio buon lettore non fai altro che negare l’esistenza della tua ragione. Ma non badare a me, segui il tuo gregge loro sapranno consigliarti il sonno eterno dal quale nessuno è in grado di svegliarsi. E’ la culla dei poveri, degli stolti, dei pervertiti, al di là della quale non vi è altro che l’infinito, dove tutto prende forma e tutto torna nulla. Voglio fare un ultimo avviso al mio buon lettore dicendogli, che come ben saprà, nessuna rabbia può celarsi in ciò che si pensa sia giusto, mentre quello che è storpio non fa altro che generare rancore. Se i mie messaggi fossero ben accolti da tutti non riuscire nel mio intento che tu, buon lettore, avrai scorto nelle mie parole. Diceva Voltaire: “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo”. April 18
Parlano di sicurezza e di rispetto. Siamo tutti uguali mi ripetono, ma sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Si fanno chiamare esportatori di democrazia, ugual diritti per tutti. Continuano a dire quell’orribile frase che siamo tutti uguali. Nessuno la ripete quando sono lì che hanno in mano il destino dell’altro. E’ l’esecuzione della bestia, il martirio degli innocenti, la condanna dei perdenti, perché homo homini lupus. La specie è progredita, il fisico sviluppato, la mente distrutta. Dio non è niente altro che l’evoluzione del pensiero umano. Non tutti hanno la consapevolezza, la conoscenza che conduce alla coscienza del sapere. Gli stolti, gli stupidi, la chiamano guerra santa. Sono distruttori della ragione, assassini dell’idee, usurpatori del pensiero. Siamo tutti uguali, mai simili. Rido quando parli di superiorità della razza, di parità dei sessi. Parli, agisci, ma non comprendi, sei l’idiota. Ti chiamano uomo moderno: Neanderthal. Devi usare una “maschera” per poter vivere. Essere finti, impersonare un altro per sopravvivere, per essere ridicolo. Vuoi essere una giraffa. Cerchi il sapere nel petrolio. Gli intelligenti sono costretti a soffrire, i giusti traggono dalla sofferenza il piacere: bellum omnium contra omnes. Parli di cinismo, di rispetto, di ferocia, di amore, imponendo il tuo pensiero ad altri. Non esiste torto o ragione. Mi insegni che bisogna essere sicuri, decisi, aver carattere, prestanza, perché occorre essere egoisti nei confronti della vita, per essere in grado di uscire dal fuoco in cui un tuo “simile” ti ha gettato. Sei un buffone di corte, un menestrello del tuo Io. M’illumino d’immenso: ed è subito sera. April 12
A volte mi chiedo cosa centri io con la mia età. Mi sento come una cavia di un esperimento andato male e ora vago per il mondo. Sono triste e depresso, ma ne sono fiero. Sarà che trovo nella mia infelicità quotidiana la mia forza di vivere. Sono triste, dunque felice. E’ questa la mia felicità: essere il più depresso possibile. Odio tutto e tutti, ma purtroppo devo conviverci. Cerco di limitare al massimo tutto ciò che odio eppure loro sono sempre lì. Chi sono loro? Loro sono tutti quelli che io odio. Bah ma questo è solo un inutile sfogo di un povero represso, di un giovane vecchio che non accetta la sua età. Sono triste e me ne vanto. Soffro d’ansia e me ne vanto. Leggo in giro che molti soffrono di ansia. Vorrei dire loro di non curarsi dai mali della società né tanto meno dal loro male: siatene fieri! Vi distinguete proprio per questo dalla massa! Usate questo vostro dono per capire! Ma le mie sono inutili parole per chi soffre di questo male. La verità è chi soffre non è l’ansioso ma chi lo circonda. Provate voi a dire ad un amico, un conoscente, un qualunque, quello che provate, le vostre paure, le vostre ansie e guardate cosa vi risponde. Loro fingono di sapere. Mi dicono, ci dicono, di guardare avanti, di non pensare, di provare e riprovare, perché con l’abitudine passa tutto. Ridete, sì ridete! Queste sono solo sciocchezze che meritano di essere derise. Non guariremo mai, perché questo nostro male in realtà non è altro che un bene. Spiace solo che gli altri non capiscano né tanto meno ci rispettino. Pazienza. Sono solo, sempre più solo. Inutile dire che sono circondato da tante persone che “credo” mi vogliano bene, è inutile. Rido. E’ inutile perché sono solo: è la mia natura. Sono destinato ad essere così. Ah il destino! Che bella favola. Se ognuno credesse che stiamo sulla faccia della Terra per qualche motivo bè… E scrivo, parlo, dico. Ma cosa in fondo? La realtà è una: non so parlare. Forse mi riesce leggermente esprimere le mie emozioni con lo scrivere. Non so dire di no, non so dire di lasciarmi in pace, non so arrabbiarmi come dovrei. Soffro, ma è giusto che sia così. Che io parli e poi non sono convinto di quello che dico, che parli e non difenda le mie idee, le mie opinioni, bè… Mi diverto? Sì è probabile. Sì è probabile che sia un bravo attore che interpreta la parte dello sciocco, dello stolto. Bè allora sì, mi diverto! Ma sono solo e resterò solo. Non chiedo che qualcuno mi ascolti, che mi capisca, niente di questo. Vorrei soltanto che gli altri non imponessero le loro assurde opinioni su di me. Te qui, te lì. E’ inutile dire di no, loro sono sordi e non han voglia di ascoltare e io divento, così, sempre più solo. Ma cos’è la solitudine se non un atto di clemenza verso se stessi? Non sono una bella persona né per quel che faccio ne per quel che dico. Infatti non faccio e non dico nulla. Mi vergogno di me stesso. Sono un insulso e ne son fiero! Ma gli altri non capiscono, né tanto meno voglio che lo facciano. Ma perché? Perché…. perché… già perché? Chi legge queste orribile parole può pensare che io sia solo un povero pazzo. Ha ragione, sono solo un folle che ha bisogno di cure. E allora curatemi! Ma voi stupidi sapienti, che mai dite di non sapere, come potete comprendere? Ah, già, giusto! Mi ero dimenticato che io non voglio che voi comprendiate. Tanto a cosa servirebbe? Cosa mi importa di voi? Nulla. Niente siete, niente sono. Scrivo. Questo è il mio unico senso di appagamento: buttare giù un paio di parole che possano apparentemente avere un senso. Sono stufo, ma non perché non ho voglia di vivere. Sono troppo curioso per abbandonarmi del tutto. Ma curioso di cosa? Neanche io lo so. Forse sono curioso di capire di cosa sono curioso. Vorrei tanto apprezzare una bella giornata di sole e urlare: “mi sento benissimo oggi!” Mai lo farò. Non ne vedo il motivo. Ma perché dovrei urlare di essere felice? Io sono felice in questo mio stato di insoddisfazione. Chiedo solo libertà e fiducia. Ma nessun pazzo potrà fidarsi di queste richieste. Voglio andare lontano con la mia immaginazione perché è l’unica via di fuga che mi possa permettere, perché è la più sana, perché non rovina il corpo. La “vera” immaginazione non fa altro che fortificare la mente, non fa altro che creare il genio. Peccato che io non lo sia. Mi accontento di questa mia misera immaginazione, che poi tanto lontano non riesce a portarmi. Odio le persone, odio i bambini, odio le donne, odio i violenti, odio i buoni, odio me stesso. Ma è un odio positivo. Sì ridete a queste mie parole avete ragione, non potete capire. Ah, mi dimentico sempre, la mia povera mente è affaticata. Voi non dovete comprendere! Ecco l’ho ripetuto, spero non mi dimentichi di nuovo. Ora dite che sono in errore, che bisogna reagire, vivere giorno per giorno, socializzare, fare esperienze e stronzate del genere. Ma smettetela, non fate altro che disgustare il mio stomaco! E questo mi resta da fare in questa mia triste attività di osservatore. Non sono altro che un ragazzo borderline della società. April 09
Ho paura… Una voce dal nulla urla nel silenzio, nel silenzio del mondo dei sordi e dei muti. Il nemico è lì con te, ti circonda, ti attanaglia e te sei solo un povero inerme che può solo guardare, misero del proprio sapere. Già perché te sai e pur non lo vedi mentre ti assale alle spalle, ti getta nella mischia e ti deride. Lui è lì con te ogni singolo giorno della tua misera esistenza. Non lo vedi, puoi combatterlo, non vuoi. Che sia un lui o una lei non ha alcuna importanza. Chi è il mandante non merita alcun interesse. Te sai ed è per questo che vieni punito. Tradito, ucciso, pugnalato alle spalle da chi conosci. “Da quanto…” “Da tanto.” “Come te ne sei accorto?” “Un giorno, anni fa, lì in quello…” Non sai in realtà chi sia, né come sia fatta, né sai se realmente esiste. Senti che ti osserva giorno per giorno, che ti spia, che vuole te, che è parte di te. “Hai provato con…” “Sì, ma non ha funzionato.” Come fare? Dove scappare? Non c’è luogo per la fuga. L’unica fuga sei te. Ogni giorno speri che sia quel giorno. Cerchi ma non trovi. Per strada, a casa, ovunque te vada continuerai a sentire il suo fiato sul collo, la paura che scende lentamente lungo la schiena. Ti giri una volta, due volte, mille volte e non riesci mai a vederla. Sai che c’è, ma non sai dove sia realmente. Chiedi aiuto alla droga, supplichi l’alcol, ma nessuno può aiutarti: te sei la fuga, te la soluzione. Fingi di non capire, conosci la cura, puoi trovare la soluzione. È il male che ti circonda, invisibile ai tuoi occhi. Piangi. Gli amici non possono aiutarti, non sanno cosa sia realmente e di cosa è capace. Ecco che ora ti trovi a passeggiare lungo il bordo del non essere, del nulla che vuol prender forma. Ti accorgi che ti spia e corri, corri, solo questo puoi. Vuoi aiuto e ti viene offerto da coloro che vivono nell’oblio della dimenticanza. In lontananza vedi un signore anziano, con le mani incrociate dietro la schiena, che ti sorride. Lui ha la chiave per annientare il tuo nemico. La pioggia scende lentamente e viene assorbita dal terreno, che nulla può, nulla deve fare. È l’alba, ti alzi ed il suo respiro è lì con te. La lunga bugia dell’esistenza. Esser per non essere ma per voler apparire. Soffri, vieni bastonato, malmenato, insultato. Lei ti deride nuovamente e te a terra per l’ennesima volta. L’uomo anziano ti guarda e lentamente si avvicina. Ti porge la sua mano per aiutarti ad alzare. Passeggiate insieme mentre il cielo fa dono della sua pioggia alla terra, alla natura. Un gatto ti osserva incuriosito, poi fugge via. Rincorre qualcosa, ha visto qualcosa. La sua curiosità lo attrae lontano dalla tua vista. Continuate a passeggiare fino a raggiungere due sedie, che sono poste nel bel mezzo del nulla. Vi sedete. L’uomo anziano ti guarda e sorride, mentre la pioggia cade delicatamente sul tuo volto. Senti la sua presenza, ti alzi, la vedi: hai un arma questa volta. Ti siedi da povero inetto qual sei e sorridi. Sorridi perché hai capito, hai la tua arma vincente. Sai in realtà che non è una vera e propria arma, ma ti piace al momento avere questa idea bislacca. Piove solo su di te. L’uomo anziano ti guarda con occhi di ammirazione, ti batte una mano sulla spalla e si dilegua nel nulla. Anche il paesaggio fatto di nulla sembra tornare alla sua origine, alla monotonia della vita quotidiana. Sei in strada fra la gente. Senti una presenza, la presenza del tuo nemico. Ti volti e in lontananza la vedi, non ha forma, non ha niente, non è niente, ma tua la vedi. Sorridi, non ridi: sai che questo spetta agli ebeti. Alzi una mano e saluti il tuo denigratore con occhi ricchi di un nuovo sapere, una nuova vista. Ti giri e cammini lungo la strada, mentre milioni di persone ti beffeggiano. Il tuo nemico è forte e non vuol mollare la presa su di te. Ti fermi, osservi e capisci. Allunghi un nuovo sorriso al tuo schernitore, gli poggi una mano sulla spalla e prosegui, ancora una volta, lungo quel sentiero indifferente. March 30
La vita quotidiana ci induce a riflettere attraverso i molteplici aspetti che ci propone. Molteplici così come gli scenari che il destino ci offre. Egoismo, cinismo, violenza, amore, dolcezza, solidarietà, parole, emozioni, sentimenti che possono essere rilegati in un unica parola: società. Una società moderna capace di creare e distruggere, di far amare e di far odiare. Dalla clonazione alla guerra in Iraq, dal potere alla povertà. Fulcro della società, elemento principale del futuro quanto del presente, non possono che essere i giovani. Molte sono state le parole che vengono spese su di loro, sia esse positive, sia esse negative. C'è chi ama definirli zombie. Come nel caso del sociologo Alberoni, e chi invece ripone in loro labili speranze. Ma come è giusto definire questo fiore all'occhiello della nostra società? Superficiali, difficili, rozzi, violenti, ma anche solidali, intelligenti, svegli, pronti a rischiare. Un detto dice che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Eppure ancora oggi risulta difficile fare delle differenze tra gli uni e gli altri. Indisponenti, menefreghisti, maleducati, individualisti, un ritratto che potrebbe diventare un capolavoro di arte moderna. Fanno della violenza il loro motto, della moda la loro arma preferita, il divertimento il loro scudo, l'anarchia la loro politica. Non li distingui l'uno dall'altro, tutti vestiti uguali, tutti con la stessa mentalità. Provate ad affrontare con loro un discorso incentrato sul pensiero, sulla vita. Chidetegli se leggono e qual è stato l'ultimo libro sfogliato. Probabilmente rischiereste solo di essere presi in giro. La loro superbia risiede nell'ignoranza. Ma non un ignoranza intesa nel senso di una mancata istruzione, ma ignoranza nei confronti della vita. Fingere di non vedere, fingere di non sapere, di non capire cosa ci succede, ci accade intorno, questa è la vera ignoranza che riecheggia nei loro animi. Non sanno cosa sia la responsabilità, la gestione, l'organizzazione. Preferiscono vivere alla giornata, farsi condurre dal destino. Ma non tutti sono in grado di percepire gli aiuti che il fato ci offre, non tutti hanno gli occhi per vedere. Questo non lo sanno, eppure dicono di sapere già tutto. Hanno mille problemi, mille difficoltà. Fortunatamente sanno come ci si comporta nella vita, sono tipi duri che non mollano, sono sicuri di quello che dicono e di quello che fanno. Ciò nonostante alla prima seria difficoltà rischiano di cadere per mai più rialzarsi. Se è vero che tutti i mali sono alla radice, parte di quella radice sono anche tutti quei giovani che definiamo profondi, meticolosi, diligenti, affidabili, perché non è giusto colpevolizzare solo una parte della nostra società. La comunità moderna in cui viviamo non è frutto di una sola parte della società, ma è la creazione di tutto l'insieme che ha portato a risultati che tutti possono constatare nella vita quotidiana. Molti giovani hanno il desiderio la voglia di cambiare il mondo, di spaccare, di renderlo un mondo migliore. Forse non ci riusciranno mai, ma è sempre bene provarci, crederci fino in fondo. Ed è a tutti loro che hanno questa voglia, questo desiderio, che si rivolge questo articolo. Non abbandonate l'altro lato della medaglia, ma mostratelo luccicante e orgogliosi. Non lasciate, non lasciamo, che questi ragazzi invecchino senza maturare.
Una citazione per riflettere: Una vita che miri principalmente a soddisfare i desideri personali conduce prima o poi a un amara delusione. Einstein, Albert Pensieri di un uomo curioso, Mondadori, Milano, 1997, p. 142. March 28
Ho visto cose che voi umani non avete mai visto. Neanche immaginato. Ho visto persone sopravvalutarsi, come l’acqua passa sotto i ponti. Ho visto perché ho potuto vedere, ma non avrei mai voluto vedere. E parlo nel mio stile al mio simile, all’uomo coscienzioso, quando dico di aver visto cose che voi stupidi “normali” non avete mai sognato. Parlo della velocità, dell’ebbrezza, dell’orgasmo roboante . Mi riferisco a tutti quegli stupidi (e mai basteranno mille insulti) che credono di sapere e trovano nella velocità le loro risposte. Il sapere, purtroppo cosa di pochi (o dovrei dire da poco?), è l’indole che conduce alle risposte, ma pone anche mille interrogativi. Ma il sapere, pardon per chi non lo avesse ben compreso, non è la cultura. Lungi da me dare una definizione del genere! Quando parlo di sapere, lo faccio nel vero senso stretto della parola. Chi conosce, chi vuol conoscere, non è certo l’architetto, l’ideatore della grande fuga. Eppure in un mondo dilaniato dal falso sapere, la radice continua a produrre male con i suoi frutti. Ed ecco che migliaia e migliaia di “uomini volanti”, non supereroi ma super-idioti, imperversano in ogni angolo. In questo momento, nel momento precedente e in quello futuro. La toccata e “fuga” (e non il capolavoro di Bach sia ben chiaro) è quella che permette di distruggere ogni forma di limite, che qui non pronuncio per non cadere nello scherno. Quella fuga che porta all’orgasmo è un tumore radicato nei meandri perversi della mente umana di molti… come definirli… bulimici nei confronti della vita? Il correre via, lontano, cercando di abbattere la barriera del mach 1, cercando di abbattere dei profondi disagi interiori, non porta a nessun risultato concreto. Lo sfogo, lo sfogarsi, è un diritto che spetta a tutti noi: è un dono. Piangere, ridere malsanamente, urlare, Parlare, questo è il vero “orgasmo”. La fuga, la corsa, la gara, lo zigzagare, l’acceleratore, il freno, la frizione, il cambio, non sono forse questi sintomi di un “mal di vivere” collettivo? Di una indecenza mentale? Di un atteggiamento insulso ai danni della propria ragione? Mai basteranno mille insulti, mille parole, mille scritti, perché continuerete a volare ignari dei vostri problemi, nascondendovi dietro la solita maschera di superiorità e aggressività. Continuiamo ad erigere quel muro di incomunicabilità, che tanto fu caro a Montale. Continuiamo a fuggire, a “correre” contro quel muro, a sfasciarci contro i nostri dilemmi, i nostri problemi, le nostre paure. E’ il solito circolo vizioso, si entra, si diventa e ci si resta. Dovremmo tutti diventare ciechi per imparare a vedere. February 15
.. Questo è un mio BREVE pensiero riguardo alla poesia..
La poesia è una forma di comunicazione con la quale si manifestano agli altri momenti di vita vissuti, emozioni provate. La mente sa interpretare le emozioni, sa organizzare le nostre percezioni, sa individuare relazioni, sa costruire schemi e sa muoversi anche al di fuori di essi.
Attraverso il linguaggio poetico si impara a poco a poco a conoscersi come si è fatti “dentro” e questo serve per acquistare sicurezza, fiducia in se stessi e per costruire la propria identità.
Provare a scrivere una poesia non è altro che saper leggere la nostra mente, saper ascoltare la voce del nostro io interiore, saper percepire le nostre emozioni e sensazioni, saper sognare, riuscire ad essere “grandi” pur amando le piccole cose.
“Fare poesia” è guardare la realtà con occhio diverso, con sensibilità e profondità di sentimenti, è esprimere ciò che si prova con un linguaggio particolare.
Con il linguaggio poetico si impara ad usare la fantasia con la quale possiamo modificare la realtà a nostro piacere. Con la poesia si impara a creare qualcosa di bello e si impara ad apprezzare quello che di bello ci propongono gli altri.
Si scrive di getto quando si vivono emozioni forti in positivo o in negativo, quando invece la vita scorre tranquilla la vena poetica sembra in letargo. La poesia è un atto creativo con il quale si vuole manifestare in versi una determinata visione del mondo.
“La poesia è il salvagente cui mi aggrappo quando tutto sembra svanire. Quando il mio cuore gronda per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio. Quando sono diventato così impenetrabile che neanche l'aria riesce a passare.”
February 08
Non ci è data la possibilità di riavvolgere il nastro e cambiare ciò che abbiamo fatto.
Nel bene o nel male ogni giorno è unico, ogni azione, pensiero, decisione, esperienza vissuta oggi, determina ciò che saremo nel resto della nostra vita. Oggi è quindi il giorno più importante: in quanto unico, in quanto determina il futuro.
Perchè ho scritto ciò?! semplicemente perchè non ho un cazzo da fare e da pensare!!
Peace out! January 12
Molte volte mi sono sentito rivolgere la seguente domanda:
"Cosa ti colpisce di una donna?"
Bè ... la mia risposta è sempre stata una: "Gli occhi".
Può sembrare banale o falsa questa mia risposta, ma vi garantisco che non è così.
Guardando una persona fissa negli occhi si riescono a percepire le sue sensazioni, le sue emozioni e scoprire le sue paure.
Gli occhi sono il mezzo di trasmissione della nostra sincerità.
Chi vuole nascondere qualcosa, difficilmente riuscirà a guardarci negli occhi.
Gli occhi ci permettono di ammirare le bellezze che ci circondano ...
Gli occhi ci permettono di sedurre ...
Gli occhi ci permettono di piangere ...
Gli occhi ... gli occhi ... specchi della nostra anima!! November 15
Voi donate ben poco quando date ciò che possedete. E' quando donate voi stessi, che date veramente.
Ci sono quelli che danno poco del molto che hanno e lo danno per averne riconoscenza, e questo desiderio nascosto rende corretto il loro dono. E ci sono quelli che possiedono poco e lo danno tutto. Sono coloro che hanno fede nella vita e nella sua generosità, e il loro forziere non è mai vuoto.
Ci sono quelli che danno con gioia, e la gioia è la loro ricompensa.
E ci sono quelli che danno con pena, e la pena è il loro battesimo.
E ci sono quelli che danno senza provare né rimpianto, né gioia. Essi donano in modo simile al mirto, che laggiù nella valle sprigiona la sua fragranza nell'aria.
Tutto ciò che avete un giorno sarà ceduto; perciò date adesso, affinché la stagione del donare possa essere vostra e non dei vostri eredi.
Spesso dite: "Vorrei dare, ma solo ai meritevoli".
Gli alberi del vostro frutteto non esprimono questo, né il gregge del vostro pascolo. Essi donano per vivere, perchè trattenere è perire.
E voi che ricevete - e tutti ricevete - non permettete che il peso della gratitudine, imponga un vincolo tra voi stessi e chi vi ha donato.
Poiché preoccuparsi del proprio debito, è dubitare della sua generosità che ha per madre la fertile Terra, e per padre Dio.
November 02
Credere nel proprio pensiero, credere che ciò che è vero per voi nel vostro cuore è vero per tutti gli uomini, ecco dove sta il genio.
Un uomo dovrebbe imparare a scoprire e a tenere d'occhio quel barlume di luce che balena dentro la sua mente, più che lo scintillio del firmamento dei bardi e dei saggi. E invece respinge, senza dargli importanza, il suo pensiero, proprio perchè è il suo.
In ogni opera di genio riconosciamo i nostri propri pensieri rigettati: essi ritornano a noi con una certa allineata maestà.
Grandi opere d'arte non ci offrono una lezione che sia per noi più significativa. Esse ci insegnano ad affidarci alle nostre spontanee impressioni con serena inflessibilità, soprattutto quando l'intero clamore di voci è dalla parte opposta. Altrimenti, domani un estraneo potrebbe dire con magistrale buon senso esattamente ciò che abbiamo pensato e sentito tutto il tempo, e noi saremo costretti, con vergogna, a ricevere la propria opinione da un altro.
Quello che devo fare è tutto ciò che riguarda me, non ciò che pensa la gente. Questa regola, difficile da applicare sia nella vita pratica che nella vita intellettuale, potrebbe servire come esatta distinzione tra grandezza e mediocrità. Tutto è reso arduo, perchè troverai sempre quelli che credono di sapere quali siano i tuoi doveri meglio di quanto non lo sappia tu stesso. E' facile nel mondo, vivere secondo l'opinione del mondo; è facile, in solitudine, vivere secondo la nostra; ma l'uomo grande è colui che in mezzo alla folla conserva con perfetta serenità l'indipendenza della solitudine. October 31 Qualche anno fa, alle Paraolimpiadi di Seattle, nove atleti, tutti mentalmente o fisicamente disabili erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri.
Allo sparo della pistola, iniziarono la gara, non tutti correndo, ma con la voglia di arrivare e vincere. In tre correvano, un piccolo ragazzino cadde sull'asfalto, fece un paio di capriole e cominciò a piangere.
Gli altri otto sentirono il ragazzino piangere. Rallentarono e guardarono indietro. Si fermarono e tornarono indietro... ciascuno di loro. Una ragazza con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo e a dire: "Adesso stai meglio?" Allora, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del traguardo.
Tutti nello stadio si alzarono, e gli applausi andarono avanti per parecchi minuti. Persone che erano presenti raccontano ancora la storia.
Perché?
Perché dentro di noi sappiamo che: la cosa importante nella vita va oltre il vincere per se stessi. La cosa importante in questa vita è aiutare gli altri a vincere, anche se comporta rallentare e cambiare la nostra corsa. "Una candela non ci perde niente nell'accendere un'altra candela".
October 30 Una notte un uomo sognò di trovarsi a camminare lungo una spiaggia con il Signore. Nel cielo venivano proiettate alcune scene della sua vita mentre sulla sabbia notò che apparivano due file di orme.
Quando fu proiettata l'ultima scena della sua vita, egli si accorse che molte era apparsa sulla sabbia soltanto una fila di orme. Notò, inoltre, che ciò si era verificato in corrispondenza dei suoi momenti più bui.
A tal proposito interrogò il Signore. "Signore, mi avevi detto che dal momento in cui avrei deciso di seguirti, tu saresti stato per sempre al mio fianco. Ma ho notato che c'è soltanto una fila di orme. Non capisco perchè proprio quando avevo più bisogno di te, tu mi abbia lasciato solo".
Il Signore rispose, "Figlio mio, io ti amo e non ti ho mai abbandonato. Durante i tuoi momenti di sofferenza e di prova, quando vedi una fila di orme, io ti ho portato in braccio". October 29
Tutti hanno paura del silenzio.
Tutti si sforzano di uccidere il silenzio.
Anche nei monasteri
Spesso c'è poco silenzio.
Perché appena l'uomo fa silenzio
Comincia a comunicare con se stesso.
Appena l'uomo fa silenzio
Comincia a vedere dentro di sé.
E vedere dentro di sé fa paura.
Bisogna creare isole di silenzio
Intorno a noi e nelle nostre occupazioni:
Sono isole di difesa, sono isole di ripresa.
Occorre creare isole di silenzio
per non essere soli.
Occorre creare isole di silenzio
Nelle occupazioni più assorbenti,
Per non essere dei travolti,
Per dominare le cose
E non lasciare che le cose ci travolgano.
Dio ci vuole dominatori delle cose,
Non fuscelli travolti dalle acque. October 24
Spiritualità significa risveglio. La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate. Sono nate dormendo, vivono dormendo, si sposano dormendo, allevano figli dormendo, muoiono dormendo senza mai svegliarsi. Non arrivano mai a comprendere la bellezza e lo splendore di quella cosa che chiamiamo esistenza umana.
Il primo passo verso il risveglio è essere sufficientemente sinceri da ammettere di fronte a se stessi che…noi non desideriamo essere felici. Vogliamo altre cose. O meglio: noi non vogliamo essere felici incondizionatamente. Sono pronto a essere felice a condizione che abbia questo e questo e quest’altro. Ma ciò equivale a dire al nostro amico o al nostro Dio o a chiunque: “Tu sei la mia felicità. Se non ho te, rifiuto di essere felice”. E’ davvero importante capire questo meccanismo.
Non riusciamo a immaginare di essere felici a prescindere da tali condizioni. E’ esattamente così. Non riusciamo a concepire di poter essere felici senza di esse. Ci è stato insegnato a situare in esse la nostra felicità.
Dunque, questa è la prima cosa da fare se vogliamo svegliarci, il che equivale a dire: se vogliamo amare, se vogliamo la libertà, se vogliamo la gioia, la pace e la spiritualità.
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