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Johnny

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$uper Cøøl Mack Ðaddy

You Think Ya Know But You Have NO Idea!
February 03

Parole

parole chiamano altre parole
fino a fondersi
e confondersi
in un mulinello
di lettere
che ruotano al vento

A volte nude
di significato...
raramente vestite
di profondi e sinceri
sentimenti

Parole segrete o criptate
da decifrare per estrarne
il senso nascosto
e non sempre è facile
distinguere e capire...

parole che anziché spiegare
confondono
parole che solo in apparenza
fendono e offendono
più di lame d'acciaio

parole che simulano emozioni,
da emozioni vere
che si scolpiscono in parole

parole dette per gioco
o per inganno,
da parole sgorgate
dall'anima

Parole che rievocano nomi
di persone amate
o lontane o riassorbite
nel nulla della folla

parole odorose
di basilico e gelsomino
latte versato sul fuoco
caldarroste e boschi d'autunno
o profumate
col sapore della tua pelle

Parole imbrattanti
muri e carrozze,
unico grido di dolore
di chi non sa trarre
altre gioie di vita

Parole false o retoriche
trite e ritrite
consunte dall'uso
spropositato
delle stupide mode

Parole eccitanti
ammiccanti, stimolanti
impertinenti, voluttuose
peccaminose o volgari
per rituali e
fantasie d'amore

parole che esprimono sogni,
o che raccontano
indimenticabili
ore vissute

parole urlate
nell'illusione di
dare loro più peso

parole sussurrate
che non passano il timpano,
ma s'impadroniscono
del cuore
ove restano
per sempre

parole dipinte
ora d'odio
ora d'amore
con gli stessi colori

antiche parole
che riaffiorano
dalle remote pieghe
della mente,
all'improvviso,
facendoti piombare
in una scena
di pochi mesi
o di molti anni or sono

parole sottili e sibilanti
che schizzano veleni
gelosie invidie disprezzo
...inutilmente

parole che descrivono
vita vissuta
o vite sognate

parole calde, che esprimono
allegria e spensieratezza,

parole fredde, per la
tristezza e nostalgia,
tutte tradotte in canzoni
per ogni stagione

parole scritte con
inchiostro bianco
per chi sa leggere
anche il più impercettibile graffio
che ricama la carta

...perché anche in un libro bianco
si possono sempre lasciare
-involontariamente-
profondi indelebili segni
January 24

GABO

Dio si dimenticherà che sono una marionetta di
stoffa e mi regalerà un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle
cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri
parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo
ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il
mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di
Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.
Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle
loro spine e il carnoso bacio dei loro petali.
Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo
giorno senza dire alla gente che amo, che la amo.
Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e
vivrei innamorato dell'amore.
Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono
di innamorarsi quando invecchiano,
senza sapere che invecchiano quando
smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma
con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo
pugno, per la prima volta, il dito di suo padre,
lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro
dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non
mi serviranno a molto,perché quando mi metteranno dentro quella
valigia, infelicemente starò morendo.

January 14

Cosa sei... sei dentro il mio cuore

Cosa sei per me,
un mattone d'argilla che modella le mie emozioni con sorrisi e sguardi.
Cosa sei per me,
una luce da seguire, un Sole da cercare in una mattina gelida,
una Luna da accarezzare ogni volta che ti vedo apparire.
Cosa sei per me,
una montagna da scalare, un mare da attraversare,
una candela da accendere con il fuoco della mia Anima.
Cosa sei per me,
un mistero da svelare o un segreto da conservare,
una storia da ricordare o un futuro da scrivere,
una vita da vivere o un giorno da dimenticare,
una goccia in mare o il mare in una goccia.
Cosa sei per me,
un sogno velato sotto il cuscino o una farfalla libera nel suo cammino.
Cosa sei per me,
una crepa nel cuore da dove nasce un Fiore che sboccia nel tuo nome,
un attimo di pace in un cuore malato,
una porta aperta in un castello stregato.
Cosa sei per me,
il buio di un ritorno o la promessa di un risveglio,
la parola <<fine.>> su di un libro senza parole o una parola che non avrà mai fine,
l'equilibrio sul sottile e incerto binario della vita
o petali di rosa su cui scommettere per amare.
Cosa sei per me,
vestiti fradici in una notte senza meta, quando torno da una delusione e
cerco un posto dove posare i miei pianti, sguardo basso e assente,
lacrime e pioggia uniche pagine di ricordi, ripongo tra le tue braccia il mio dolore,
che te sciogli come neve al Sole mentre in esse mi addormento...
Io non so cosa te sei per me, non voglio saperlo
ma qualsiasi cosa sei,
sei dentro il mio cuore...
 
.. sei dentro il mio cuore
come le miriadi di parole scritte in una vita intera e la loro stessa antitesi,
o l'angolo arrotolato di una lettera su cui una lacrima cade e ne sbiadisce la firma.
Come la ridente insenatura di un isola a cui approdare dopo un tormentato viaggio
e il mare impetuoso che ne impedisce la partenza.
Come il rosso vivo di uno struggente e inarrestabile desiderio che illude la notte
e il primo raggio di sole che giunge a strappartelo dalle dita.
 
E sei dentro il mio cuore
come un campo di papaveri che giace silente sotto una spessa coltre di neve
e la primavera che la risveglia facendone una sanguinosa esplosione di colore.
Come una catena che ne soffoca il battito ma senza la quale non esisterebbe alcun battito.
Come l'unguento magico da porre sull'ultima dolorosa ferita
e le dita che ne scorreranno la ferita.
 
E sei dentro il mio cuore
come una gradinata infinita che porta ad un irraggiungibile picco
e l'aquila che ne sovrasta la cima prima di spiccare il volo.
Come le favole che non ho ancora scritto ed il cassetto chiuso che le contiene,
e la rima di una poesia persa da tempo e ritrovata nello stesso tempo.
 
E sei dentro il mio cuore
come le lenzuola che abbracciano la mia nudità,
l'acqua che ne invade ogni minima parte,
e la stoffa che la riveste...
Come gli occhi arrossati e lo sguardo fiero,
il gelo dell'inverno o l'afa irrespirabile dell'estate,
l'incertezza del buio e l'incoscienza del giorno.
Sei la voce che canta o il singhiozzo che la tace,
la promessa del domani o il muro che la imprigiona.
La chiave ritrovata di una porta mai aperta...
 
E sei nel mio cuore
come una rinfrescante pioggia estiva che ti coglie di sorpresa
e si mescola con lacrime e sudore
rendendo fradicia la pelle ma ardente l'anima
e ne cancella ogni ricordo o passato
per renderne candido il presente...
quel presente in cui te ora sei perché io ci sia...
 
 
December 09

Unicamente per te Amore mio!!!!

Oggi
se potessi scrivere
un pensiero per te
inizierei così!
Se su quegli scogli di pietra lavica
intravedi una sirena
che cerca il suo Amore
devi sapere che cerca solo te..
Se di giorno si accende di sole
è perché nel mio cielo ci sei te..
Se è il canto di un usignolo
ad alleviarti la tristezza
e darti gioia ..
è perché a quell’ usignolo
sono io a dar voce
solo per te Amore mio..
Se un angelo
ti porge le ali
te non guardare le sue mani
ma dentro il tuo cuore ..
Alla domanda del perché di quel dono
la risposta che trovi è
perché io volo
per te e solo con te..
Se la notte si spegnesse
d’un tratto
e nel buio più profondo te
ti trovassi ..
apri la porta del mio cuore
Amore
e vedrai che lì ci sono io
ad illuminarti di me..
Se uno tsunami d’amore
tintinnasse
sull’isola che non c’è
è perché in quell’ isola
ci sei te Amore mio assieme a me.

 

Ti Amo da Morire Cucciola MIA!!!

 

November 22

Dell'amore..

Dipingo l’emozione che mi sfiora dentro, parole e pensieri…

Sillabe in mille pezzi che scendono due toni sotto la voce..

Le chiudo in un respiro che divido in due come un suono dentro..

Un altro attimo che diviene voglia

Un bacio silenzioso sulle labbra e sull’anima.

 

Le mani s’intrecciano, si fa vapore la dolcezza,

fino a riempire la notte..

In quel minuto di spazio che divide la pelle, gli occhi si cercano..

mi perdo in quell’istante che sento “per sempre..”

 

C’è qualcosa in certi momenti che non so spiegare,

parole che nascono e muoiono nel giro di un attimo,

emozioni nell’etere leggere come voli di farfalle

silenziose  come neve di dicembre..

ti restano addosso, sulla pelle, dentro e oltre

come la notte e le sensazioni, ti impregnano...

 

Non ho ancora trovato il punto di confine fra noi e l’anima,

forse non mi importa nemmeno di saperlo,

ci sono cose che facciamo nostre ...

 

Dove finisco io cominci te,

Ci confondiamo dentro il desiderio che ci separa,

come un arcobaleno nel preciso punto in cui sfumano i colori,

confini e barriere che non esistono, 

ma danno ogni volta un senso all’Essere Di Noi.

 

Dimentico il suono del tempo che passa, ogni sua traccia,

 (sono infiniti certi momenti quando scorrono le lancette scandite a secondi)

ubriacano l’anima di emozione, viaggiano oltre il sentirsi addosso,

racchiusi dentro alla metà della stessa luna.

Si dividono attimi istanti e istinti indefinibili....

Ho visto la dolcezza delle parentesi,

come archi le sopracciglia agli occhi fare da cornice...

Un abbraccio caldo, ascoltando parole nuove...

Ho sentito le mani scendere in una carezza leggera,

 l’intenso intrecciarsi delle gambe...

Un bacio infinito nel lento assaporare,

gustando in fondo  all’anima 

la passione dell’Amore... Respirandoti

 

..Ti Amo Amore Mio..

 

November 14

Amore mio

Stai qui..
Fatti più piccola..
così..
dentro le mie braccia
un magico cerchio..
sarà per te
protezione
dai danni del mondo.

Stai qui
dentro il mio cuore..
sarà la tua culla..
coperta
solo d’Amore
in bianche morbide nuvole.

Ti cullerò..
dolcemente
sussurrerò a te
ogni canzone
d’amore
che l’uomo ha inventato
dalla prima volta
che ha sentito
..Amore..
October 28

Il Momento Perfetto

Quando amo
la natura sembra accendersi davanti ai miei occhi.
Le rose indossano merletti preziosi
e le margherite ruotano nelle  dita degli innamorati.
Sul ramo degli usignoli sboccia la primavera
e i fiumi di montagna scendono a valle,
brillando come stole d’argento fra le volpi.
Anche l’orizzonte si stringe
ed il tempo rallenta
per permettermi di assistere
ad ogni piccola trasformazione!
 
Quando amo, scaccio via il dubbio e resto immune alle lingue dei nemici.
Calunnia, dolore, lacrime, precipitano in un buco nero
e lì marciscono, senza un Dio che li ristori.
Quando amo, non esistono timide fanciulle
o principi in calzamaglia azzurra
ma guerrieri che brandiscono spade
e cortigiane che si spogliano d’ogni pudore.
Ecco i gioielli sbottonarsi dal collo!
Ecco l’armatura rompersi sul pavimento!
Da qui, riesco ad ascoltare la brama degli amanti.
Vedo le dita che s’intrecciano sui cuscini
ed annuso il profumo gentile che sale dalla loro unione!
Niente vergogna, niente segreti, niente silenzio.
Il rombo è continuo.
L’urgenza è primordiale.
 
Quando amo
il mondo intero prende per fiammifero il mio ventre
e per torcia il mio petto.
Divento pura musica e anima sinfonica.
Un ritornello di Chopin, un bolero di Bizet, un adagio di Albinoni
e la mia schiena sembra un violino
in attesa dell’audace pizzicata!
Quando amo
la notte è mia sposa, mia lanterna, mio appiglio.
Scriviamo ininterrottamente, fusi in un corpo unico.
e nessuno può interferire.
Siamo intoccabili.
Quando amo, le catene della schiavitù si spezzano
ed io m’involo in un punto lontano
dove l’arbitrio mi rende Re
e il centro dell’Universo m’appartiene!
La luna mi fa da madre e il tramonto da padre.
Le stelle si forgiano nella mia corona
e le costellazioni si mutano in sandali preziosi.
Quando amo
la mia gola beve ambrosia dal palmo di Zeus
e i denti mangiano fuoco dalla coppa di Marte.
Pace, Guerra, Ordine e Caos sono su un’ identica via,
asserviti al mio comando.
Inginocchiati al mio tallone.
Quando amo…amo chiunque.
Il Cristo o il Giuda che è dentro l’amico.
L’ambizioso che è dentro l’ipocrita.
Il lebbroso che è dentro il saggio.
Il giusto ed il reietto.
La farfalla e l’aspide.
Chiunque.
Perché amando il mio Amore, amo tutta la mia vita!
October 10

Ti Amo..

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 Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento...
Brilla la luna sulle acque erranti..
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono..

La nebbia si scioglie in figure danzanti..
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto..
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave..
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima..
Suona, risuona il mare lontano..
Questo è un porto..
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde..
Ti sto amando anche tra queste fredde cose..
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono..
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore..
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante..
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli..
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi..
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi..
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.

Pablo Neruda

 

June 16

Ansia

“Chi c’è?”
Seduto su una sedia al centro di una stanza vuota, priva di finestre e di porte, Egli pone la domanda del chi vi sia.
Uno sguardo a destra, uno sguardo a sinistra e null’altro che buio in quella fredda stanza bianca.
Un battito, due battiti, mille battiti al secondo. Guarda le mani e tremano, si tocca la fronte e suda. Si guarda di nuovo attorno e niente altro che angoscia.
“Chi c’è?” chiede nuovamente, ma nessuna risposta può essergli data.
Osserva le sue gambe tremanti e non riesce a pensare. Nebbia, tanta nebbia nella sua mente.
“Chi…?”
Prova a pensare, impossibile riuscirci. Un ammasso di idea prende forma. Allunga il suo braccio: la mano è ancora tremante.
“Perché?”
Si alza dalla sedia e, con gambe molli, cerca di avanzare lungo le pareti bianche.
“Quando?”
Tocca il muro con la mano destra: è freddo. Bussa. Niente.
“Chi c’è?”
Le gambe non lo reggono e cede a quell’enorme peso, in ginocchio dinanzi a quel bianco muro.
“Come…?”
Mille voci affiorano nella sua mente, sussuri, bisbigli, frasi interrotte. Tenta di parlare, ma la sua bocca è impastata e secca al tempo stesso e non riesce altro a dire che: “Io…”
Gli occhi lucidi, vivi di un lacrimoso sospiro che chiede libertà.
“Non volevo, è stato un sbaglio” gli dice singhiozzando un bambino dallo sguardo triste.
Tenta di accarezzargli il volto, ma quella vaga figura sparisce nel vuoto di una stanza che non esiste.
“Non capisco…”
Frasi interrotte, sconnesse, ricordi che non emergono, paura nelle mani e sul volto.
“Vorrei… non posso” ripete a sé pur sapendo che la verità è tutt’altra.
Raggiunge un angolo e si siede a terra poggiando i gomiti sulle cosce e nascondendo il volto tra le mani.
Lenta sulla pelle rovinata di quell’individuo, una piccola goccia discende a tratti come una piccola zattera che affida il suo cammino al vento.
Cerca di volgere lo sguardo a quella sedia nera al centro di quella bianca stanza, eppur non vi è più alcuna seggiola.
“Non volevo, è stato un sbaglio. Ho sbagliato, ma perché…?” gli chiede un ragazzino dal cupo volto.
“Non lo so!” urla Egli.
Si alza, cammina, torna indietro sui suoi passi, senza alcun significato, proprio come queste parole.
Appoggia entrambe le mani sul muro ed un lento fiume di disperazione sgorga dai suoi occhi. Piange, è afflitto. Si lascia cadere sulle ginocchia. Prende a pugni quel muro piangendo sempre più forte. È un delirio, è il delirio della paura. Smette di battere le sue nocche sul muro e gli volta la schiena lasciando cadere il suo peso a terra.
“Non voglio… vorrei… eppure…”
Piange, trema, il cuore batte sempre più forte. È paralizzato dalla tanta nebbia che fluisce lungo i suoi pensieri. Vorrei ma non posso.
“Voglio solo uscire!”
Nessuna porta che si apre, nessun ricordo che emerge, solo tanta paura. Il nulla che rende nulli.
Vuoto, tutto intorno a lui è vuoto. Egli è vuoto, privo di alcun riconoscimento per sé, privo di alcuna emozione.
Piange, ma quella sua lenta follia è al termine. Nessuna lacrima potrà portare via quel suo stato di inefficienza, di empietà, di distruzione del Sé.
“Una porta, voglio una porta. Voglio uscire! Lasciami uscire ti prego!” supplica.
Lasciare che una porta si apri, che un ricordo emerga, è questo che Egli vuole?
Schiaffi, urla, rimproveri. Pallide visioni di un passato che ha lacerato la sua memoria. Un pugno che stringe lo stomaco, fiamme che salgono fino in gola. La nausea dell’andirivieni.
Egli è incredulo allo schiaffo della Maestra, Egli è incredulo allo schiaffo della Madre, Egli è incredulo a tutto ciò.
“Voglio… solo…” scoppia in un nuovo pianto, fatto di odio e ira.
Tutto ciò che lo circonda è nero, di quel nero che avvolge e protegge la mente, un’oscurità irrisoria che vuol eludere l’animo dalla beffa della vita.
“… sapere… perché?”
Una sedia e una corda: dov’è la porta?
Applausi scroscianti cadono giù dalla mente. Egli è sempre più piccolo, sempre più chiuso in quella stanza dalla quale non riesce a fuggire, alla quale non riesce dire addio.
Tutto è buio, tutto è concluso.
“Eppure…”
Frasi non terminate, azioni rimandate. Paura di quel che si è, paura dell’altro, paura dello schiaffo.
“Non voglio!”
Inutile urlare contro quelle mura, inutile dimenarsi in una stanza bianca priva di luce.
E tutto diventa sempre più piccolo, sempre più stretto. Le pareti sembrano accostarsi le une alle altre. Non c’è spazio, non c’è aria, non c’è uscita. Chiuso in un cubo di pochi metri, nel quale ormai Egli è incastrato, il nastro della memoria volge al termine.

June 12

Il Sole e la Luna

Il Sole della sera
fuggendo dal cielo
si tuffa nel mare
per spegner l'ardore
che infiamma il suo cuore.
La notte silente
distende il suo velo..
un manto di fine tessuto
con cura disteso
sul mare infuocato.
Una piccola scintilla
strappata dal vento
accende nel cielo
le mille lanterne
di un campo stellato.
La Luna splendente
avanza leggera
con passo felpato..
non vuole svegliare
il sole addormentato.
Se solo sapesse
come arde il suo cuore..
se solo vedesse
con quale passione
si infiamma d'amore..
si lascerebbe cadere
anch'essa nel mare
in cerca del sole
per stringerlo forte..
per farci l'Amore..
 
June 04

Motherfucker don't sleep

This is how we do it from day to day,
No doubt, representing in the realist way
This is how it is
Coming hot with heat,
Hardcore like that
Motherfucker don't sleep...

I know your feeling me,
Mics getting hot with heat,
Your inserceptaty? makes you fall incomplete,
And i'm not discrete,
See I'll tell you how it is,
Your whole damn fleet should be banned from the biz,
Now there it is,
I'll tell you blatantly,
Coz i've been waiting for y'all to leave patiently,
No hateing me but y'all gots to go,
Leave the safe the keys them jewels and the door and be outro,
Before somebody go help you go,
Trust me son I don't recommend that yo,
But you do what you feel is right, first ask yourself is it worth another life

This rifla?has in this game of rap,
Quit that what you want i wipe you off the map,
Shit you know the deal it's just like the streets no money your cool, but if you got it then don't sleep.

This is how we do it from day to day,
No doubt, representing in the realist way
This is how it is
Coming hot with heat,
Hardcore like that
Motherfucker don't sleep.....

It's on now so whats gonna happen here,
You play calm but still I know your heart pumps fear I hear some sink?,
Should stick like cement,
But you stay opptomistic you hope to repent,
We have consent yo it's to late for talk,
You wanna play the game you gotta walk the walk,
LA New York no matter where you at,
If your falling short then you must fall flat
Let that be that I don't wanna get involved,
Can't get attacked? that's how the world evolves,
It's your call either you bounce or I'm a make you,
Heres shorty with a half an ounce he gonna take you,
They takers if ever kid,
Who better than a smooth arse white kid,
Manchetter? shit,
You know the deal it's just like the street,
No money your cool but if you got it then don't sleep.

This is how we do it from day to day,
No doubt,representing in the realist way
This is how it is
Coming hot with heat,
Hardcore like that
Motherfucker don't sleep.....

Now we're clear on that,
Let me show you how
I perservered through shit so I come in the crowd,
It's so damn loud,
Your ears about to bust,
But handle that coz money thats a must,
Your trust in me is for eternity ,
And my loyalty is cherished nobly,
For my family one love, cheezy rat,
Other than that ya'll ain't gettin' shit and that's that,

It's sass or nine you try to fuck with mine,
Laser sike clock nine gone bust you lost your mind,
I got tad and a tray bust be-retter to me it don't matter the wetter the better,
Shit you know it's just like to ask a git,
If it's right in the beginning I'm leaving it wet,
And i ain't getting checked out all my stash and sheets how I cause wreck and get respect from the streets.

This is how we do it from day to day,
No doubt,representing in the realist way
This is how it is
Coming hot with heat,
Hardcore like that
Motherfucker don't sleep.....

 

Johnny is here and I said it wit "the power" I'm droppin' rhymes of the hour, hour, hour but before y'all flip, save the ovation "Peace to the hip hop nation"

May 12

L'insostenibile leggerezza del non-essere

Spesso accade qualcosa di strano: vado contro natura. Perché le acque non si oppongono al vento, ma si lasciano trasportare da esso? Perché devo vivere secondo i dettami delle mie paure e non mi abbandono alla vita?
Difficile parlare agli altri quando questi non hanno orecchie.
Quello che pensano gli altri ha poca importanza per me eppure le loro elucubrazioni in qualche modo influisce su di me. Non ho voglia di star a sentire questa massa di pervertiti che mi circonda, ma mi condizionano. Vorrei soltanto lasciarmi trasportare, essere leggero. Invece sto qui a dimenarmi, tra una riga e l’altra, alla ricerca di un inutile risposta che mai verrà. Sono un pazzo, sono un folle.
Mi tocca pensare, mi tocca soffrire. Vorrei poter esprimere un concetto semplice e banale, ma come si può parlare del gusto del cioccolato?
Ho voglia di capire è questa la mia grande sofferenza.
Che sono queste se non inutili parole? Che scopo hanno? Cerco sollievo ma non lo trovo.
Mi accorgo che…
Vorrei poter dire ma non posso. Tutti questi “ma” indicheranno qualcosa?
Mi sento soffocare, ho un cappio al collo. Ho bisogno che queste mie catene vengano sciolte e che proceda verso il sentiero del giusto e del vero. Cosa è giusto?
Qui tutti conoscono la morale, tutti sanno indicare il buon cammino. È il paese del pervertito, il mondo della decadenza. Alzo gli occhi al cielo e non trovo alcun punto luminoso che mi indichi il cammino. Solo sarai per il resto della tua vita! Ma finiscila – ripete il pervertito – vai a lavorare o studia che è meglio, bambino viziato!
Oh povero sciocco, se solo Madre Natura avesse donato meno bocche per poter parlare!
Dov’è l’umiltà? Chi è umile? Il sottomesso? Pensala così mio caro pervertito affinché la serenità entri a far parte del tuo stupido mondo!
Sciocchi, oh poveri schiocchi! Avvolgetevi nelle vostre tristi fantasie per trovare la sicurezza di cui avete bisogno.
Il pervertito dalle mille forme. Perché cercare la sicurezza? Cos’è la sicurezza? Sicuro è tutto ciò che ti rende forte. Ma essere forti cosa vuol dire? Prevalere sull’altro, sulle masse degli inetti. Ecco il pervertito è colui che ha gioco della vera esistenza! Ah sicurezza! Ho voglia di molestare la mia bocca con questa parola.
La storia di oggi è la storia di tutti, di tutti gli uomini muti che parlano. Troppe persone, troppe parole, nessun significato.
Ma finiscila di masturbarti mentalmente! – mi urla il pervertito.
Non ho voglia di ascoltarti, ho voglia di pensare, ho voglia di soffrire. Allora non lamentarti! – mi rimprovera. Devo darti ragione, se solo queste mie parole fossero un lamento. Ecco che la legge della natura smette di esistere: il più debole prevale sul più forte!
Parole, parole, parole, queste sono le mie. Ti attacco, ti trafiggo, ti uccido con questo mio dire. Smettila fallito! – mi urla contro il pervertito. Rido come mai ho fatto. Il ridere è di cattivo gusto, il sorriso è la vera arte. Rido.
Come può l’uomo creare al suo intelletto un falso limite? Ed ecco che vien fuori il nostro millennio: il ritorno della decadenza. Io soffro e te godi. Io so vivere – mi dice il pervertito.
Vivere? Cosa vuol dire vivere? Che hai forse compreso la vita? Ma certo che lo hai fatto! Imprimi i tuoi pugni sui volti degli inabili, distruggi la civiltà, mandi in rovina la natura, sganci bombe in nome del dio nero, distruggi ciò che l’intelletto ha creato. Ah povero! Ma si sa… la sicurezza!
Eh già, bisogna sentirsi sicuro in questa nostra strana esistenza. Chi non è sicuro è un debole, chi è debole pensa. E giù di mani, giù di bombe. Ah la sicurezza!
Sei pornografico mio caro pervertito con queste tue tristi azioni. Passi dal moralizzatore al guerriero, dal fanatico al cattolico (saranno poi la stessa cosa?). Sei il pervertito dalle mille forme ma da un unica faccia: quella della decadenza.
Ma ora basta è tardi per parlare, avrei soltanto voglia di abbandonarmi alle acque e lasciarmi trasportare dall’umile vento.

May 02

Il Sofferente

Siccome in mobile ero mi fermai a pensare. Vidi persone scorrere davanti ai miei occhi come lunghi torrenti, altre che si soffermavano ad osservarmi come se fossi un’entità a loro non confacente, altre ancora…
Seduto lì su quella mia umile sedia, sintomo della mia condizione, trovai il varco in quella sottile breccia che il muro dinanzi ai mie occhi mi offriva. Eppur aspettavo qualcuno che con mano gentile prendesse la mia e mi indicasse che quella era la via.
Avvicinai i miei occhi verso quella libertà senza scorgere alcunché. “Perché?” mi chiedevo invano. Alcuna risposta mi sarebbe stata data. Eppur… se solo…
Non vidi altro che volti corrugati dall’odio, dall’ira, dal denaro. Volti che sembravano grugnire come solo la peggior belva saprebbe fare. Essi non erano quegli animali che hanno il logos né erano accomunabili ad alcuna nobile bestia che Madre Natura ci ha fatto conoscere.
Loro erano là, in quel lungo e triste dimenticatoio scelto da loro. Grugnivano, grugnivano, grugnivano sempre più.
Cosa potevo io fare se non star seduto in attesa che qualcuno allungasse una mano? Che mi prendesse e mi aiutasse a ridurre a niente quel muro in cui una sottile breccia mi aveva dato un falso motivo di speranza?
Me ne stavo ancora una volta seduto a guardare facce tristi e volti increspati dal potere.
In tutti loro scorreva un lungo male, l’eterno virus della dispersione mentale, l’abbandono del logos, la disgregazione dell’io, in tutti loro scorreva la perversione.
Chi ero io? Perché me ne stavo lì affetto dal mio incurabile male?
Attesi con ansia, attesi invano, che qualcuno un giorno mi tendesse la sua mano. Eccoli ancora come corridori lungo un percorso ad ostacoli che ignoravano. Eppur… se solo…
Aspettavo, ma nulla accadde.
Giunse così l’ora della mia morte mentre osavo ancora una volta guardare quella breccia in quel muro. Tutto questo fu il mio ultimo sguardo rivolto a cercare cosa ci fosse al di là di quella fenditura, al di là dell’esserci.
“Il sofferente è morto!” urlavano di gioia i pervertiti, perché non avevano più alcun nemico da combattere.
“È un giorno di festa!” disse uno stupido vecchio.
Qualcuno, qualcosa, prese il mio corpo e lo gettò nel fiume dove le dolci e calme acque lo trasportavano lungo il ciclo dell’infinito. Ecco che dunque smisi di esistere in attesa che un giorno, qualcuno al di sopra della quotidianità, dell’indifferenza, della semplice e banale conoscenza, al di sopra del buffo dire volgare del pervertito, facesse la sua comparsa.
Ma sono solo elucubrazioni le mie.

April 26

La mia parte intollerante

Il primo passo verso la salvezza è la rassegnazione. Riuscire ad urlare al mondo: “sono un debole!” E’ essenziale accettare la propria natura. Siate felice di non saper parlare in pubblico, gioite di essere dei depressi, non compiacetevi di non essere in grado di tener in mano nemmeno un bicchier d’acqua. Parlate, dialogate con il vostro simile, esprimete la vostra umiltà, la vostra umile umiliazione ad essere degli inetti, degli incompetenti, perché in voi si nasconde la profonda saggezza dell’essere umano. Non ignorate gli insulti, rispondete ad essi con il sorriso, accettate che il vostro avversario vi derida, siate consapevoli di cosa siete realmente: è questa la quiete dopo la grande tempesta.
Non ostacolate nessun processo, combattete con rassegnazione, perché rassegnarsi è l’inizio della battaglia e non la fine di una lunga guerra. La vita è breve, anche le insidie sono brevi, ma numerose. Prendete tutto di petto e fate rimbalzare il “tutto” alla mente perché governi. Cadete una volta, due volte, mille volte, ma non restate mai a terra perché voi siete dei rassegnati, non dei perdenti. Abbiate la forza di piangere, di commuovervi, di manifestare le emozioni.
Abbiate cura dei vostri cari, perché siete soli e resterete per sempre soli, ma loro hanno bisogno del vostro aiuto.
Sorridete più che potete e cercate di ridere il meno possibile. Lasciate che le sensazioni entrino a far parte di voi, non mettete alcun divieto ad esse: loro sono voi e voi il tutto!
Osate e non abbiate paura di alcunché, perché siete deboli e incapaci e nessuno avrà mai cura di voi.
Imparate cosa sia il giusto e cosa sia sbagliato: non è la legge, non sono le regole della società né la morale!
Siate fieri della vostra ignoranza, perché avete un punto di partenza verso l’infinito.
Ricordate che siete degli impediti, degli incapaci, dei maldestri. Ripetetevelo ogni giorno sorridendo e siatene fieri!
Diventate umili, perché umile è colui che sa di non esser capace ma dà ugualmente il massimo.
Siate dei signori e camminate con la testa alta. Interessatevi a tutto e non trascurate mai nessun particolare. Ponetevi tanti perché: sono le uniche risposte che la vita offre.
Siate liberi di far quello che volete. Non fate mai quello di cui non avete voglia e non fate mai quello che gli altri vi impongono.
Non siate repressi, represso è chi non accetta e non vuol capire: è l’uomo forte.
Scrivete, raccontante, parlate, diffondete il vero Verbum.

April 24

A proposito del...

Il voler conoscere spinge l’uomo ad apprendere che la propria ignoranza è di quanto più elevato egli possa possedere. Pertanto se io ora qui dico, che la politica nulla è altro che un evoluzione della religione, potrei avere torto quanto ragione.
Del perché la contaminazione sia diffusa a livello mondiale non voglio spendere alcuna parola: non ne ho la facoltà.
Cos’è l’uomo se non un animale razionale? E’ un animale avente intelligenza superiore agli altri, ma il più stupido di tutti, ecco cosa egli è!
Il desiderio di “supremazia” che coltiva nel proprio animo bestiale è di quanto più naturale possa possedere, un dono maledetto che lo porta ad agire contro la volontà del proprio simile: egli è il pervertito, colui il quale parla con il solo intento di convincere le masse, di parlare a fini oratori degni dei migliori sofisti. Ordunque qual è il suo scopo? L’accattivare le masse? Questo voler fingere di operare per gli altri, questo smielato, perché altro non può essere, parlare di uguaglianza, di falsa uguaglianza, che ci viene raccontato da millenni, questo fingere che le leggi sono l’unico mezzo che rende “sicura” la civiltà inquinata, non sono altro che deliri di un povero pazzo! Sì, l’uomo è un folle in cerca di attenzione! E’ la giraffa che dal suo alto può e vuol osservare tutto.
Si progredisce sempre orizzontalmente, in un unico lato, che sia giusto o sbagliato è la storia che lo dimostra. Ma quello che la Madre Storia, più di tutte, può dimostrare è la cecità dell’uomo, cecità che lo porta a ragionare con il corpo anziché con la mente. Questa sua voglia di predominio, questa sua voglia di essere colui che in realtà non è ma che appare anziché trasparire, non fa altro che identificarlo con il pervertito.
In passato l’uomo era libero, poi capì che non era altro che un animale e nacque dapprima la religione poi sostituita dalla politica. Ed il politico non è altro che uno dei tanti sinonimi del pervertito! Egli ha la capacità di far credere agli altri ciò che in realtà non pensano, perché essendo di intelligenza superiore, ha ben chiaro il concetto che nessuno conosce la ragione. E così le pecore si accodarono al restante gregge e belarono tutte insieme, in quanto incapaci di comprendere e di poter argomentare. Ma da quel gregge qualcuno riuscì ad evadere, altri non vi entrarono proprio: erano i qualunquisti, coloro i quali parlano tanto per parlare (come i politici) ma non hanno la “divinità oratoria” di poter convertire il gregge, restando così delle povere pecore nere derise da tutti e da tutto.
E venne il periodo della corruzione, della distruzione dell’anima, della canzonatura della ragione: l’epoca del politico moderno!
Oh! Quanta voglia ho di dire, ma tutte le mie parole non basterebbero a musicare alcun discorso per un sordo e ad indicare alcuna strada ad un cieco! Chi vuol dormire dorma, gli altri imparino a giudicare ciò che è giusto da ciò che è buono!
Diceva Eraclito che la cultura non insegna l’intelligenza. Come dargli torto? Io qui che della mia ignoranza faccio arte, non posso insegnare nulla a voi che già sapete più di me, o fate finta di sapere. Con la mia umile ragione, posso però indicare, al mio buon lettore, che la strada da seguire è altra e non è infelice come si pensa. Ma come posso io dire cose che non so? Pertanto ciò che io dico, non è ciò che si pensa. Al buon lettore di certo questo non è sfuggito, sarebbe cosa grave credere di aver compreso quando in realtà la mente è addormentata. Le basi, le fondamenta erano state costruite ma il pervertito ha avuto ragione sulla massa e le ha distrutte. Occorre quindi che le fondamenta o le basi che dire si voglia, vengano ri-costruite, con principi sani che occupino la mente dell’interpretatore, distogliendolo così da tutti gli altri principi che lo hanno condotto ad eleggere il pervertito come suo dio.
Se si crede che ciò che io dico sia solo un abilità, una dote che mi permette di dire cose belle, privandole del loro significato interiore, mio buon lettore non fai altro che negare l’esistenza della tua ragione. Ma non badare a me, segui il tuo gregge loro sapranno consigliarti il sonno eterno dal quale nessuno è in grado di svegliarsi. E’ la culla dei poveri, degli stolti, dei pervertiti, al di là della quale non vi è altro che l’infinito, dove tutto prende forma e tutto torna nulla.
Voglio fare un ultimo avviso al mio buon lettore dicendogli, che come ben saprà, nessuna rabbia può celarsi in ciò che si pensa sia giusto, mentre quello che è storpio non fa altro che generare rancore. Se i mie messaggi fossero ben accolti da tutti non riuscire nel mio intento che tu, buon lettore, avrai scorto nelle mie parole. 
Diceva Voltaire: “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo”.

 

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